Martedì 9 novembre 2021– ore 20:30
Sala Teatro Giovanni XXIII – Belluno
Biglietti: Interi € 20 Soci € 15 Studenti € 5.
Laura Bortolotto, violino
Matteo Andri, pianoforte
Musiche di Ludwig van Beethoven e Arvo Pärt
Ciclo integrale delle Sonate per violino e pianoforte di L. van Beethoven.
===
PROGRAMMA:
Ludwig van Beethoven 1770 – 1827
Sonata per violino e pianoforte n. 4 in la minore, op. 23 (1800/01)
L. van Beethoven
Sonata per violino e pianoforte n. 10 in sol maggiore, op. 96 (1812)
* * *
Arvo Pärt 1935
Fratres per violino e pianoforte (1980)
L. van Beethoven
Sonata per violino e pianoforte n. 9 in la maggiore, op. 47 “a Kreutzer” (1802/1803)
===
Ingresso solo su PRENOTAZIONE presso:
Agenzia ALPE BELLUNESE – Belluno, Piazza Martiri, 2/A – tel./fax 0437 940407, E-mail: info@alpebellunese.it. Pagamento biglietto in agenzia o all’ingresso del concerto.
Per l’accesso ai concerti è obbligatorio il Green Pass (a partire dai 12 anni).
Si ricorda, inoltre, l’utilizzo della mascherina nel rispetto delle distanze e delle norme anti Covid-19.
===
Tesseramento 2021: Soci ordinari Interi € 50 / Famigliari € 30 / Ridotti € 25
Soci nuova iscrizione € 40 / Soci sostenitori a partire da € 50
Si prega di esibire la tessera all’atto dell’acquisto del biglietto.
===
Articolata in tre tempi, come la coeva produzione delle composizioni da camera con pianoforte destinata agli esecutori dilettanti, la Sonata op. 23 fu inizialmente pubblicata insieme all’op. 24, detta «La Primavera», con dedica al conte Moritz von Fries, uno dei più attivi mecenati di Beethoven. Pur gravitando ancora sotto l’influenza mozartiana, essa si presenta oscura e tempestosa con quel suo Presto iniziale spigoloso e irruente. L’Andante scherzoso, più Allegretto che segue ha un temperamento leggero e brillante, mentre il Finale Allegro molto presenta un «carattere elegantemente patetico e concitato del motivo ricorrente, che abbraccia un episodio centrale in fa maggiore la cui ampia frase melodica ha la dolce e severa solennità di un corale» (Ballola). Il periodico tedesco «Allgemeine Musikalische Zeitung» elogiò le due Sonate dell’op. 23 come le migliori scritte da Beethoven per la loro facilità di esecuzione.
La Sonata in sol maggiore, pubblicata nel 1816 come op. 96, fu eseguita per la prima volta il 29 dicembre 1812 nel palazzo del principe Lobkowitz dal celebre violinista francese Pierre Rode, accompagnato al pianoforte dall’arciduca Rodolfo, mecenate e allievo di Beethoven, dedicatario della composizione. Più ampia delle precedenti, accomunata alla Sonata «a Kreutzer» per la scrittura finalizzata alla valorizzazione di entrambi gli strumenti, la Sonata op. 96 si distingue per l’eterea bellezza e l’alto lirismo, nel «consapevole e affettuoso ‘ritorno’ a Mozart» che «traluce un po’ ovunque in questo capolavoro dai contorni purissimi e dal volo leggero» (Ballola). Perfetta nel suo equilibrio strutturale, l’op. 96 inizia con quattro semplici note scambiate tra il violino e il pianoforte che sembrano cadute lì per caso, apparentemente senza carattere. L’Adagio è una pagina di alta poesia che si avvia con un sublime ‘a solo’ del pianoforte. Lo Scherzo irrompe senza soluzione di continuità, con ritmi accesi, mentre il Poco Allegretto finale presenta un motivo cantabile, quasi pastorale, per concludere in modo energico e mettere in rilievo la tecnica virtuosistica richiesta principalmente in questo quarto tempo.
La Sonata in la maggiore op. 47 fu composta tra il 1802 e il 1803 per il violinista inglese George Augustus Polgreen Bridgetower, che prese parte con l’autore alla prima esecuzione avvenuta all’Augarten di Vienna nel maggio 1803. La Sonata, detta «a Kreutzer», deve il nome al violinista francese Rodolphe Kreutzer al quale, in seguito a probabili screzi con Bridgetower, Beethoven decise di dedicare l’opera all’epoca della pubblicazione avvenuta nel 1805. Kreutzer, tuttavia, non la eseguì mai, ritenendola «scandalosamente incomprensibile». Il primo Presto toccò più volte, emotivamente, lo scrittore Lev Tol’stoj quando la ascoltava nei concertini familiari, tanto che ne fece un celebre racconto. Ne La sonata a Kreutzer di Tol’stoj, pubblicata nel 1891, il protagonista prende coscienza dei rapporti fra la moglie e il violinista di cui lei si è innamorata ascoltandoli suonare con magistrale espressione la Sonata «a Kreutzer» di Beethoven, elevata a emblema della musica suscitatrice di passione e desideri repressi, istigatrice dell’immoralità e dell’adulterio. Nel frontespizio dell’opera Beethoven scrisse «Sonata per pianoforte e un violino obbligato, scritta in uno stile molto concertante, quasi come di un concerto», precisando che la parte del violino era «obbligata» e indicando che il carattere del lavoro «molto concertante» introduceva elementi di conflitto dinamico in uno dei generi più salottieri del tempo. Il solito «Allgemeine Musikalische Zeitung» sentenziò che Beethoven «si scapriccia per apparire a tutti i costi sempre diverso dagli altri». Per la prima volta Beethoven usa qui l’introduzione in movimento lento. Nel Presto che segue, di gran lunga il movimento più importante e complesso, il brillante virtuosismo dei solisti si stringe in un drammatico dialogo che sembra non avere fine. Con l’Andante di carattere contemplativo, seguito da una serie di composte variazioni, arriva la quiete. Il Finale, con la forza propulsiva del ritmo di tarantella, è un moto perpetuo che assume una valenza edonistica e trascinante, e libera tutte le energie compresse nel primo tempo.
Tra i titoli cameristici del compositore estone Arvo Pärt, uno dei musicisti più originali del Novecento, il più noto è forse Fratres, che nasce nel 1977 per ensemble misto di legni e archi e di cui Pärt scriverà versioni per organici differenti negli anni successivi. Fratres è, apparentemente, una composizione molto semplice: una lenta melodia dal sapore modale si snoda su un lungo pedale la-mi sino a raggiungere un punto di massima tensione per poi placarsi man mano e arrivare al silenzio.
Melita Fontana
Laura Bortolotto, classe 1995, si è diplomata in violino al Conservatorio “G. Tartini” di Trieste con il massimo dei voti, la lode e la menzione speciale di merito. Inizia gli studi di violino all’età di quattro anni con il maestro Domenico Mason; si perfeziona con il maestro Pavel Vernikov e segue corsi e masterclass dei maestri Fucks, Semchuk, Accardo, Rachlin, Volochine, Martin, Mazor, Pogorelova, Makarova, Montanari e altri. Ha studiato Musica da Camera con il Trio di Parma presso la Scuola di Musica di Duino (Trieste). Ha conseguito il Master e successivamente il biennio solistico nella classe del maestro Marco Rizzi presso la Staatliche Hochschule für Musik und Darstellende Kunst di Mannheim. È risultata vincitrice di primi premi e si è classificata presso vari concorsi fra i quali il Concorso Internazionale di Mirecourt (Francia), l’International Hindemith Competition di Berlino nel 2011. Nel 2010, a soli 15 anni, vince, con il primo premio, il 29° Concorso Nazionale Biennale di Violino di Vittorio Veneto, il più importante concorso nazionale italiano di violino, risultando la più giovane vincitrice del concorso dalla sua fondazione (1962). Laura Bortolotto ha suonato come solista con orchestre importanti, tra cui: Orchestra Novaya Rossiya di Mosca, Solisti di Mosca, Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova, Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano, Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, Deutsche Kammerorchester Berlin, Orchestra Nazionale dell’Ucraina, Orchestra di Padova e del Veneto. Svolge un’intensa attività cameristica all’interno di numerosi ensemble. Dal 2010 collabora stabilmente con il pianista Matteo Andri, col quale ha realizzato nell’estate 2016 una tournée in varie città del Cile, dell’Argentina, in Svezia, a Washington, Chicago e Tokyo. Il duo si è esibito anche nell’ambito dei Concerti del Quirinale trasmessi in diretta su Radio3. Negli ultimi anni ha inciso per Amadeus e Deutsche Grammophon. Nel 2010 ha ricevuto dal Capo dello Stato Italiano Giorgio Napolitano l’Attestato di Onore di Alfiere della Repubblica «per le sue raffinate qualità di giovane violinista». Dal 2018 vive a Monaco di Baviera dove è stata accademista presso l’Orchestra Sinfonica della Radio Bavarese, approfondendo il repertorio sinfonico sotto la direzione di Maestri quali Janssons, Haitink, Blomstedt, Harding, Rattle, Gardiner, Dudamel e molti altri. Collabora con l’Orchestra da Camera della Radio Bavarese e con l’Orchestra Filarmonica di Monaco di Baviera e, in qualità di primo violino di spalla e di spalla dei secondi violini, con l’Orchestra Sinfonica del Friuli Venezia Giulia e con l’Orchestra Filarmonica del Teatro Regio di Torino. Nella stagione sinfonica 2021/2022 farà parte dei secondi violini presso l’orchestra Sinfonica della Radio Bavarese. Laura Bortolotto suona un Giorgio Serafino del 1748, messo a disposizione dalla Fondazione Pro Canale.
Matteo Andri si è diplomato in pianoforte con il massimo dei voti, la lode e la menzione speciale sotto la guida della prof. Maria Grazia Cabai e ha conseguito la laurea specialistica in composizione con la votazione di 110/110 nella classe del prof. Renato Miani presso il Conservatorio “Jacopo Tomadini” di Udine. Importanti per la sua maturazione artistica sono stati gli incontri con i maestri Paul Badura-Skoda, Giorgio Lovato, Siavush Gadjiev, Daniel Rivera, Bruno Canino, Boris Petrushansky e Riccardo Risaliti. Per affinare le qualità di camerista ha seguito i corsi dei maestri del Trio di Trieste e del Trio di Parma presso la Scuola Internazionale Superiore di Musica da Camera di Duino. Il suo interesse per la musica contemporanea lo ha portato a partecipare all’International Ensemble Modern Academy presso Schwaz (Austria) e al Manifeste, rassegna organizzata dall’ IRCAM a Parigi. Ha seguito inoltre corsi di direzione con i maestri Jose Rafaél Pascual Vilaplana (Spilimbergo, Orchestra di Fiati Spengenberg), Ivan Villanova e Sandro Gorli (Monferrato, Divertimento Ensemble). Svariati i premi vinti nei concorsi a cui ha partecipato, tra cui si ricorda il primo premio al Concorso Internazionale di Esecuzione Pianistica “Amadeus”, il secondo premio (primo non assegnato) nel Concorso Pianistico Nazionale di Terzo di Val Bormida, il primo premio alla IX edizione del Premio “Stefano Marizza”(Trieste) e il terzo premio (primo non assegnato) al concorso “Mario Zanfi-Premio Liszt”, che gli ha permesso di esibirsi al Teatro Regio di Parma accompagnato dall’Orchestra del Teatro stesso. Ha suonato per numerose associazioni e nelle stagioni concertistiche degli Amici della Musica di Vicenza e di Udine, per il Festival Musicale Internazionale “Nei Suoni dei Luoghi”, per gli “Incontri musicali” alla Sala Puccini del Conservatorio di Milano, per la stagione di musica “Varese per Varese”, per il 2° Festival Pianistico Internazionale a Sacile; ha partecipato a diverse edizioni di “Udine Contemporanea” presentando vari brani di musica contemporanea in prima assoluta. Ha suonato nella “Wiener Saal” del Mozarteum di Salisburgo e nella “Bulgaria Hall” di Sofia. Ha suonato in numerose edizioni del “Piccolo Festival del Friuli Venezia Giulia” e si è esibito in veste di solista in diversi concerti per pianoforte e orchestra accompagnato dall’ Orchestra Sinfonica del Friuli Venezia-Giulia, dall’Orchestra Giovanile Alpina e dall’ Orchestra Mitteleuropea. La sua attività di musicista da camera lo ha portato a collaborare con rinomati musicisti quali l’oboista Josè Manuel Rojas, i clarinettisti Nicola Bulfone, Giampiero Sobrino e Roberto Scalabrin, il violinista Pavel Vernikov, il violista Vladimir Mendelssohn, le prime parti dei Solisti Veneti, il Prazak Quartet, il sassofonista Marco Gerboni e il trombonista Sergio Bernetti. Nel 2010 ha formato un duo con la violinista Laura Bortolotto con cui ha suonato per gli Amici della Musica di Padova e Rovigo, per l’Unione Musicale di Torino, per la Camerata musicale Sulmonese, al MAC di Milano, per le stagioni concertistiche del Teatro Comunale di Monfalcone , del Teatro “Del Monaco” di Treviso e del Teatro Comunale “Abbado” di Ferrara; nell’ aprile 2017 hanno tenuto un concerto presso la Cappella Paolina del Quirinale a Roma trasmesso in diretta da Rai Radio3; si sono inoltre esibiti all’estero (Polonia, Germania, Austria, USA, Svezia, Cile, Grecia, Argentina e Giappone) riscuotendo sempre notevole successo di pubblico. Si esibisce in duo anche con il violoncellista Riccardo Pes, con il quale ha suonato per il Mittelfest di Cividale, il festival udinese “Vicino/Lontano”, alla chiesa di St. Martin in the Fields a Londra e per il Teatro Verdi di Pordenone nella giornata della memoria. È membro fondatore dei “Piano Twelve”, un gruppo di dodici pianisti friulani, con i quali si è esibito alla manifestazione “Bianco e Nero” di Udine, al Teatro Duse di Bologna, al Teatro Verdi di Gorizia, al Palazzo Pitti di Firenze, al Grattacielo Intesa di Torino e in diversi concerti a Milano (EXPO 2015, teatro Strehler, Pianocity). Parallelamente all’attività pianistica lavora come direttore dell’Orchestra Giovanile Bellunese, una formazione, da lui fondata nel 2014, composta da musicisti provenienti da tutte le scuole musicali della provincia veneta, con la quale affronta il grande repertorio orchestrale classico e moderno. Sue musiche sono state eseguite nelle rassegne “Udine Contemporanea” 2007 e 2013, presso il Conservatorio di Udine, di Bolzano, al Convento di San Francesco a Pordenone, al Museo di Salorno (BZ) e per il festival Echos 2014 (Italia-Slovenia). Nel 2019 ha scritto la colonna sonora orchestrale per il film muto Il Gigante delle Dolomiti (1927, regia di G. Brignone) presentandola alla rassegna “Oltre le vette” presso il Teatro Comunale di Belluno.
===










Comments are closed.