Approfondimenti

ODHECATON – dir. Paolo Da Col

Programma estivo

Lunedì 26 giugno 2017 – ore 20:45
Chiostro Chiesa di San Pietro – Belluno – mappa
Biglietti: Interi € 15; Soci € 10; Studenti € 2.

Ensemble vocale ODHECATON, dir. Paolo DA COL
Il suono di San Marco
Musiche di Claudio Monteverdi nel 450° della nascita

PROGRAMMA

Canto gregoriano
Salve Regina
Claudio Monteverdi (1567- 1643)
Messa a quattro voci da capella: (Messa a quattro voci et Salmi […] con le Letanie della B.V., Venezia 1650)
Biagio Marini (1594 – 1663)
Sinfonia Terzo Tuono
(Sonate da Chiesa e da Camera […] Opera XXII, Venetia 1655)
Claudio Monteverdi
Pianto della Madonna a voce sola sopra al Lamento d’Arianna
(«Iam moriar, mi fili», Selva morale e spirituale, Venezia 1641)
Laetaniae della Beata Vergine a sei voci
(Messa a quattro voci et Salmi con le Letanie)
Gloria a 7 voci concertato 13’15”
(Selva morale e spirituale)
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Informazioni, biglietti e prevendita:
Per informazioni, prevendita biglietti e rinnovo tessere associative:
Agenzia ALPE BELLUNESE – Belluno – Piazza Martiri, 2/A – tel./fax 0437. 940407 o, nella sede del concerto, mezz’ora prima del suo inizio.

Tessere: Soci ordinari Interi € 50 / Famigliari € 30 / Ridotti € 25
Soci nuova iscrizione € 40 / Soci sostenitori a partire da € 50
Si prega di esibire la tessera all’atto dell’acquisto del biglietto.
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Con la collaborazione di:

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450 anni fa la città di Cremona dava i natali a Claudio Monteverdi. Figura dominante nella musica del primo Seicento italiano, Monteverdi racchiude e comprende nella sua opera il linguaggio stilistico maturato negli ultimi decenni del Cinquecento aprendo, nello stesso tempo, alla modernità, a quel nuovo stile della retorica degli ‘affetti’ che porta la musica dall’isolamento delle corti al palcoscenico, rendendola universale. E fa uso in modo personalissimo dello stile antiquus e dello stile concertato durante tutto l’arco della sua ricca produzione, dalle prime composizioni contrappuntistiche al variopinto florilegio dell’ultima raccolta. Mai banale o di maniera, Monteverdi è sempre sostenuto da quella attenta ricerca espressiva che gli fa porre la musica al servizio del testo. Una musica che diventa capace di rendere con i suoni il contenuto più profondo della parola per muoverne gli ‘affetti’, utilizzando tutte le forme e i mezzi che egli ha a disposizione. Musica che non è più ‘pittura’, ma ‘eloquenza’, arte del persuadere commuovendo gli animi.

Nel concerto di questa sera l’Ensemble Odhecaton presenta un programma che, intrecciando ‘prima’ e ‘seconda prattica’, attinge alle ultime due raccolte di musica sacra del divino Claudio. Il volume del 1650, a cui appartengono la Messa a 4 voci da capella e le Laetaniae della Beata Vergine a 6 voci, è un’opera postuma, pubblicata a Venezia da Alessandro Vincenti: «Queste sacre reliquie dell’opere dell’Eccellentissimo Monteverde, che non senza miracolo doppo la morte di lui mi toccò pietosamente raccogliere, vengono hora pubblicate da me per sodisfare alla comun divotione». La Selva morale e spirituale, con il Pianto della Madonna sopra il Lamento d’Arianna e il Gloria a 7, è l’ultima opera monteverdiana pubblicata vivente il musicista. Essa appare nel 1640 a Venezia per i tipi di Bartolomeo Magni, quando Monteverdi è ormai da tempo «maestro di capella della serenissima republica di Venetia», con una dedica all’imperatrice Eleonora Gonzaga quale segno di omaggio al lungo servizio reso precedentemente dal compositore presso la corte mantovana.

La Messa a 4 voci da capella, per sole voci senza strumenti, se si eccettua l’aggiunta di un basso seguente per l’organo non strettamente necessario, è ispirata a quel solido principio di costruzione architettonica che Monteverdi aveva appreso fin dalla gioventù sotto la guida di Marcantonio Ingegneri, maestro della cattedrale di Cremona, esperto conoscitore di polifonia fiamminga. Articolata nel consueto ciclo dell’Ordinarium missae, la Messa si basa su un tetracordo discendente, una cellula di quattro note, da cui deriva una progressione, anch’essa discendente, su cui si modellano tutte le sezioni. Rigore, dunque, ma anche libertà espressiva che emerge nell’ornamentazione delle linee vocali che aprono ampi spiragli verso un’estrinsecazione appassionata di affetti, con passaggi a due e a tre, cambiamenti di tempo e robusti passi accordali.

Il Pianto della Madonna sopra il Lamento d’Arianna conclude in posizione importante la Selva. Qui Arianna è divenuta Maria, Teseo è Gesù. Questo travestimento spirituale, a voce sola con basso continuo, riprende il celebre lamento monteverdiano, esempio paradigmatico di tutta una serie di lamenti che all’epoca ebbero grande fortuna, per non parlare della più recente interpretazione datane da Mina, senza modificarne la sostanza espressiva più vera, che è quella di un dolore senza speranza per la perdita della persona amata. Maria canta il «Lasciatemi morire» di Arianna sulle parole latine «Iam moriar, mi fili», e lo fa consegnando il suo grido alla teatralità della scena operistica.

Opera non inedita, le Laetaniae della Beata Vergine a 6 voci, che chiudono il volume del 1650, erano già state pubblicate nel 1620 e nel 1626. Scritte a cappella con il basso strumentale, le Litanie fanno ricorso a tecniche antifonali di ascendenza veneziana con risposte più o meno ravvicinate delle parti che emergono nei passi a voce sola, o a gruppi di due o più voci, alternati ai ‘tutti’ omoritmici.

La storia del Gloria a 7 voci «concertato con due violini et quattro viole da brazzo overo 4 tromboni» è generalmente legata alla messa di ringraziamento in San Marco, ordinata dal doge Francesco Erizzo il 28 novembre 1631, per celebrare la fine della peste. L’esteso testo del Gloria offre a Monteverdi la possibilità di utilizzare molteplici tecniche compositive, dai duetti e terzetti virtuosistici imitati dalla coppia dei violini che aprono il Gloria, ed alternati al ritornello del ‘tutti’, fino al ‘tutti’ omoritmico del «Tu solus altissimus» che precede la ripresa del «Gloria» iniziale, congedando l’ascoltatore su clangori sfavillanti di lieta festosità.
Melita Fontana

Odhecaton

Un’«entrée fracassante» nel mondo della polifonia rinascimentale, secondo le parole della rivista francese «Diapason». L’ensemble Odhecaton, sin dal suo esordio nel 1998, ha ottenuto alcuni dei più prestigiosi premi discografici e il riconoscimento, da parte della critica, di aver inaugurato nel campo dell’esecuzione polifonica un nuovo atteggiamento interpretativo, che fonda sulla declamazione della parola la sua lettura mobile ed espressiva della polifonia. L’ensemble vocale deriva il suo nome da Harmonice Musices Odhecaton, il primo libro a stampa di musica polifonica, pubblicato a Venezia da Ottaviano Petrucci nel 1501. Il suo repertorio d’elezione è rappresentato dalla produzione musicale europea tra Quattro e Seicento. Odhecaton riunisce alcune delle più scelte voci maschili italiane specializzate nell’esecuzione della musica rinascimentale e preclassica sotto la direzione di Paolo Da Col. L’ensemble ha registrato dodici CD, dedicati rispettivamente a musiche di Gombert, Isaac, Josquin, Peñalosa, Compère, ai maestri della Picardie, ai compositori spagnoli e portoghesi attivi nel Seicento nelle isole Canarie, a Palestrina, Monteverdi, Carlo Gesualdo e Orlando di Lasso. Con questi programmi Odhecaton è ospite nelle principali rassegne in Europa e America e ha ottenuto i maggiori riconoscimenti discografici: diapason d’or de l’année, 5 diapason (Diapason), choc (Classica), disco del mese (Amadeus e CD Classics), cd of the Year (Goldberg), Editor’s choice (Gramophone). Odhecaton ha prodotto l’Amfiparnaso di Orazio Vecchi, con la partecipazione dell’attore Enrico Bonavera e le scene disegnate da Lele Luzzati. Negli ultimi anni Odhecaton ha rivolto grande parte del proprio impegno interpretativo alla musica sacra di Palestrina, Orlando di Lasso, Gesualdo da Venosa, Claudio Monteverdi e al repertorio contemporaneo (Sciarrino, Scelsi, Pärt, Rihm). Nell’anno 2010 Odhecaton ha conseguito due diapason d’or con le registrazioni O gente brunette e Missa Papae Marcelli di Palestrina; quest’ultimo CD (con il quale, secondo Le Monde, “les Italiens d’Odhecaton ont détruit l’icône pour mieux rendre Palestrina á la vie”) ha ottenuto un notevole successo presso la critica. Il CD di Odhecaton dedicato alla Missa In illo tempore di Claudio Monteverdi (Ricercar), insignito dei premi diapason d’or de l’année, choc e Grand prix international de l’Académie du disque lyrique, contiene la prima registrazione mondiale di tre mottetti inediti del compositore. Le ultime realizzazioni discografiche di Odhecaton comprendono la registrazione integrale dei Mottetti di Gesualdo a cinque voci (diapason d’or settembre 2014) e il CD Roland de Lassus, Biographie musicale vol. IV, La vieillesse, (5 diapason gennaio 2015). L’ultimo CD di Odhecaton (choc di Classica ottobre 2016 e Editor’s choice di Gramophone gennaio 2017) è dedicato ad opere sacre inedite di Alessandro Scarlatti. Per le celebrazioni monteverdiane di quest’anno ha collaborato all’esecuzione del film documentario per la televisione ARTE «Monteverdi, aux sources de l’Opéra» con regia di Philippe Béziat.

Paolo Da Col

Cantante, organista, direttore e musicologo, Paolo Da Col ha compiuto studi musicali al Conservatorio di Bologna e musicologici all’Università di Venezia, rivolgendo sin da giovanissimo i propri interessi al repertorio della musica rinascimentale e barocca. Ha fatto parte per oltre vent’anni di numerose formazioni vocali italiane, tra le quali la Cappella di S. Petronio di Bologna e l’Ensemble Istitutioni Harmoniche. Dal 1998 dirige l’ensemble vocale Odhecaton, oltre a guidare altre formazioni vocali e strumentali nel repertorio barocco. È bibliotecario del Conservatorio di Trieste. Collabora con Luigi Ferdinando Tagliavini alla redazione della rivista L’Organo, ha collaborato in qualità di critico musicale con il Giornale della Musica e con altre riviste specializzate, ha diretto il catalogo di musica dell’editore Arnaldo Forni di Bologna, è curatore di edizioni di musica strumentale e vocale, autore di cataloghi di fondi musicali e di saggi sulla storia della vocalità rinascimentale e preclassica.
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