Approfondimenti

Laura BORTOLOTTO, Matteo ANDRI

Classica

Martedì 6 marzo 2018 – ore 20:45
Sala Teatro Giovanni XXIII, Belluno.
Biglietti: Interi € 20 / Soci € 15 / Studenti € 2

Laura Bortolotto, violino
Matteo Andri, pianoforte
Musiche di Ludwig van Beethoven e Simone Corti

PROGRAMMA:

Ludwig van Beethoven 1770 – 1827
Sonata n. 6 in la maggiore, op. 30 n. 1
Sonata n. 8 in sol maggiore, op. 30 n. 3
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Simone Corti
Relations in space (2017)
Ludwig van Beethoven
Sonata n. 5 in fa maggiore, op. 24 “La Primavera”
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Informazioni, biglietti e prevendita:
Per informazioni, prevendita biglietti e rinnovo tessere associative:
Agenzia ALPE BELLUNESE – Belluno – Piazza Martiri, 2/A – tel./fax 0437 940407, oppure nella sede del concerto, mezz’ora prima del suo inizio.

Tessere: Soci ordinari Interi € 50 / Famigliari € 30 / Ridotti € 25
Soci nuova iscrizione € 40 / Soci sostenitori a partire da € 50
Si prega di esibire la tessera all’atto dell’acquisto del biglietto.
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Con la collaborazione di:

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Con il concerto di questa sera si conclude il ciclo triennale dedicato alle 10 Sonate per violino e pianoforte di Beethoven. A parte un paio, la Sonata «a Kreutzer» e l’op. 24, queste sonate, nelle quali il violino ha talvolta ancora una funzione complementare, non sono divenute popolari come quelle per pianoforte, risultando generalmente molto più interessanti per il pianista che non per il violinista. Nella seconda metà del Settecento si scrivono, infatti, non più sonate per violino e basso ma sonate per pianoforte o clavicembalo «con accompagnamento di violino», rovesciando il rapporto di sudditanza che lo strumento a tastiera aveva nei confronti dello strumento ad arco. Il genere delle composizioni di musica da camera con pianoforte era destinato alla folta schiera degli esecutori dilettanti ed era considerato artisticamente meno importante rispetto alle più impegnative composizioni per quartetto d’archi che si rivolgevano, invece, agli intenditori e agli esecutori professionisti. Tutte le 10 Sonate, salvo la decima del 1812, appartengono al periodo giovanile e alla prima maturità di Beethoven, e documentano l’atteggiamento più conservatore della sua produzione, legata al mondo settecentesco. Beethoven guarda al modello mozartiano. Solo Mozart aveva detto qualcosa di definitivo in questo genere di composizione cameristica, «lasciando una serie di capolavori nei quali il pianoforte e il violino dialogano modernamente con parità d’importanza nell’ambito di una concezione squisitamente concertante» (Carli Ballola), complice la perfetta padronanza che Mozart aveva come esecutore sia di violino sia di pianoforte. Una confidenza con lo strumento ad arco che non apparteneva a Beethoven, sebbene egli avesse studiato il violino in gioventù a Bonn e lo avesse ripreso a Vienna, senza però approfondirlo.

L’op. 30, indirizzata allo zar Alessandro I di Russia, risale al 1802 e riunisce tre composizioni stilisticamente ed esteticamente assai differenti l’una dall’altra. Proprio la Sonata in la maggiore è quella che, nei primi due movimenti, è più volta al passato, debitrice a Mozart nella regolare forma-sonata dell’Allegro iniziale e a un certo manierismo espressivo di Haydn nella cantabilità, a tratti un poco agitata, dell’Adagio molto espressivo. L’ultimo movimento, caso unico per quanto riguarda l’intera produzione delle sonate beethoveniane per violino e pianoforte, è un elegante Allegretto con Variazioni in cui i due strumenti dialogano fra loro con grande varietà di ornamentali soluzioni ritmiche e melodiche. La Sonata in sol maggiore, che chiude l’op. 30, è ancora immersa in un clima salottiero, «dove tutto è amabilità, serenità e umorismo», a partire dal pastorale 6/8 dell’Allegro assai del primo movimento, con i suoi «chiassosi e bonari passaggi all’unisono», a cui seguono un molto moderato e grazioso tempo di Minuetto e un brioso moto perpetuo in forma di rondò.

La Sonata op. 24, composta fra il 1800 e il 1801, è una delle più famose dell’intero ciclo. Edita inizialmente sotto lo stesso numero d’opus 23 insieme alla sua contrastante Sonata gemella in la minore, uscì a sé come op. 24 solo nel 1802 con dedica al conte Moritz von Fries, uno dei principali mecenati di Beethoven. Essa è nota con il titolo La Primavera, secondo l’appellativo aggiunto dall’editore viennese Mollo all’atto della pubblicazione. Pervasa da un’atmosfera di pacata serenità, a partire dalla felicità melodica del primo tema di apertura, La Primavera è incorniciata da due movimenti di ampie dimensioni, l’Allegro e il Rondò, decisivi per il suo carattere espressivo, entro i quali sono incastonati un breve Adagio e un fugace Scherzo, quasi un’anticipazione delle tarde Bagatelle per pianoforte.

Appositamente commissionato per questi concerti, Relation in Space – come scrive il giovane compositore Simone Corti – «è un breve brano in cui cerco di approfondire il tipo di scrittura da me utilizzato negli ultimi lavori, ovvero concepire la composizione non come arte nel tempo, ma arte nello spazio. Lo spazio acustico è quindi trattato come se fosse qualcosa di tangibile e di osservabile, e non come una successione di eventi che non si possono ripetere poiché ormai già appartenenti al passato. La forma musicale, fatta di brevi episodi che si susseguono fino a generare un disegno globale intuibile solo alla fine, permette di ri-osservare lo stesso oggetto da diversi punti di vista. Anche le tecniche strumentali utilizzate, sia per i singoli strumenti che nella relazione fra di essi, sono concepite in senso spaziale, come linee che si muovono in direzioni opposte, la cui collisione può generare sempre nuove idee».
Melita Fontana

Il duo Bortolotto – Andri (violino e pianoforte), formato da musicisti che riuniscono in sé apprezzate doti sia solistiche che cameristiche, ha già al suo attivo numerosi concerti nell’ambito di prestigiosi festival, tra cui la Stagione organizzata dalla Camerata Musicale Sulmonese (Sulmona – AQ), i Concerti della Società di Musica di Pescara, i Concerti d’Autunno organizzati dall’Associazione Musicale Lucchese (Lucca), i Concerti “Domenica in Musica” organizzati dagli Amici della Musica di Padova presso la prestigiosa Sala dei Giganti nel Palazzo Liviano e la Stagione 2011-12 del Teatro Comunale di Monfalcone, la Stagione 2012-13 del Teatro Comunale di Treviso, la Stagione 2014-15 del Teatro Comunale di Ferrara, il Festival Margola di Brescia. Nell’aprile 2017 è stato invitato ad esibirsi in Quirinale in un concerto trasmesso in diretta su Rai Radio3. Il duo si è esibito all’estero in Austria (Vienna), Germania (Amburgo e Wolfsburg), Polonia (Varsavia e Białystok) e Turchia (Istanbul). Si è esibito anche al di fuori dell’Europa in una tournée in Giappone e nelle Americhe (Cile,Argentina e Stati Uniti), presentando sia un programma cameristico sia il doppio concerto di Mendelssohn con orchestra d’archi. Il duo ha inciso nel 2010 la Sonata in Do minore n. 3 di E. Grieg per “Castrocaro Classica”. Il duo si è avvalso dei preziosi consigli dei Maestri Miodini, Rabaglia e Bronzi (Trio di Parma) durante i corsi presso la “Scuola Internazionale Superiore di musica da camera” di Duino (TS).

Laura Bortolotto è risultata negli ultimi anni vincitrice di concorsi nazionali ed internazionali (Concorso di Vittorio Veneto, Concorso Hindemith di Berlino) e si esibisce anche come solista con orchestra. Suona un violino Pressenda del 1830 della Fondazione Pro Canale di Milano.

Matteo Andri si è diplomato in pianoforte e composizione presso il Conservatorio di Udine e si è perfezionato con Maestri come Daniel Rivera, Boris Petrushansky, Riccardo Risaliti. Si è esibito da solista con diverse orchestre, tra cui la Mitteleuropa Orchestra, la Sinfonica del FVG e l’Orchestra del Teatro Regio di Parma.