Approfondimenti

Johannes PRAMSOHLER, violino – Léon BERBEN, clavicembalo

Classica

Sabato 16 dicembre 2017 – ore 20:45
Cripta Cattedrale di San Martino, Belluno.
Ingresso libero.

Johannes PRAMSOHLER, violino
Léon BERBEN, clavicembalo.

PROGRAMMA:

Introduzione
Tempo di Avvento, tempo di attesa

Johann Sebastian Bach (1685 – 1750)
Sonata n. 1 BWV 1014
Partita n. 2 BWV 1004 per violino solo
Sonata n. 2 BWV 1015
* * *
Suite francese n. 5 BWV 816 per clavicembalo
Sonata n. 6 BWV 1019
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Informazioni, biglietti e prevendita:
Per informazioni, prevendita biglietti e rinnovo tessere associative:
Agenzia ALPE BELLUNESE – Belluno – Piazza Martiri, 2/A – tel./fax 0437. 940407 o, nella sede del concerto, mezz’ora prima del suo inizio.

Tessere: Soci ordinari Interi € 50 / Famigliari € 30 / Ridotti € 25
Soci nuova iscrizione € 40 / Soci sostenitori a partire da € 50
Si prega di esibire la tessera all’atto dell’acquisto del biglietto.
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Con la collaborazione di:

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Agli anni che Bach trascorre quale Kapellmeister presso la corte principesca di Köthen (1717-1723) appartiene una gran parte delle sue opere cameristiche, destinate agli ottimi strumentisti di quella cappella, «tutte meditate come studi o approfondimenti del linguaggio musicale e della tecnica strumentale» (Basso). Al vertice di questa produzione stanno le tre Sonate e le tre Partite per violino solo, del 1720, ispirate alla distinzione del violinista e compositore italiano Arcangelo Corelli tra sonate da chiesa (le Sonate) e sonate da camera (le Partite), inserite in una materia sonora nettamente contrappuntistica anche se si tratta di un solo strumento. La Partita n. 2 BWV 1004 prevede la consueta successione di danze che troviamo nella suite (allemanda-corrente-sarabanda-giga), con la famosa ciaccona che chiude in posizione dominante la raccolta. Costruita in stile di variazione sopra un basso ostinato di quattro note (un tetracordo discendente), la Ciaccona, immortalata dalle trascrizioni per pianoforte fatte da Brahms e Busoni, costituisce un vero campionario della tecnica virtuosistica, congiunta a una forte profondità espressiva.

L’altra raccolta di composizioni violinistiche, le Sei Suonate à Cembalo certato è Violino solo, col Basso per Viola da Gamba accompagnata se piace BWV 1014-1019, si colloca negli anni 1718-1722. Vicine alla struttura della sonata a tre secentesca di tipo corelliano, le Sei Sonate prevedono la presenza del basso continuo che può essere affidato ad libitum alla viola da gamba, che raddoppia la mano sinistra nello strumento a tastiera, mentre la mano destra del cembalo è pensata come la parte di un secondo violino. Quasi tutte le Sonate sono concepite nello stile e nella forma della sonata da chiesa, alternando un tempo lento e uno vivace per un totale di quattro movimenti. Solo la Sesta Sonata, pervenutaci in tre versioni, è scritta secondo lo schema della sonata da camera e in cinque movimenti, con il terzo movimento per «cembalo solo». Il clavicembalo è infatti il vero protagonista di queste Sonate: lungi dall’essere una semplice parte di accompagnamento, esso conduce il discorso musicale, lasciando al violino un ruolo spesso complementare e di ornamento, volto all’intensificazione espressiva. In un lavoro sapiente di sintesi tra la scuola italiana, predominante, e quella tedesca, «Bach costruisce la sua opera con un’ariosità di concezione, una fantasia speculativa, una destrezza tecnica che ancora una volta fanno di una raccolta una manifestazione esemplare del ‘saper comporre’, dell’arte di scrivere in un genere e per un determinato strumento» (Basso).

La Suite per clavicembalo n. 5 BWV 816 risale agli ultimi mesi del soggiorno a Köthen, tra il 1722 e il 1723. La qualifica di francesi al gruppo delle sei Suites, cui essa appartiene, non è riportata nei documenti dell’epoca ma è desunta più che altro dalle intitolazioni, tutte in francese, delle varie danze che le compongono. Danze alla moda, di struttura ‘semplice’, che rappresentano il genere allora più in voga di musica galante per il clavicembalo – forse il clavicordo – e che, a differenza della loro qualificazione nazionale, sembrano riproporre moduli italiani. Così nella Courante, o nella Sarabande, dove predomina la cantabilità della melodia che ha il sopravvento sulle tecniche contrappuntistiche, amabile esempio di una Hausmusik intima e gaia.

Melita Fontana

Il violinista Johannes Pramsohler è nato in Sud Tirolo e attualmente vive a Parigi. In questi ultimi anni si è affermato tra i migliori musicisti specializzati nel repertorio barocco. Come direttore artistico e primo violino dell’Ensemble Diderot, da lui fondato nel 2009, egli restituisce in suono, con rigore e vivace entusiasmo, preziose opere di un repertorio poco conosciuto. In qualità di primo violino Johannes ha collaborato con The King’s Consort, Le Concert d’Astrée, con l’European Union Baroque Orchestra, con gli International Baroque Players ed è stato inoltre invitato dal complesso di musica antica Concerto Melante della Filarmonica di Berlino. Come solista, Johannes si è esibito di recente con la Budapest Festival Orchestra diretta da Iván Fischer e con la Taiwan Baroque Orchestra. Nella sua attività rivestono un importante ruolo le esecuzioni di musica da camera con partner quali Philippe Grisvard (clavicembalo) e Jadran Duncumb (liuto), che hanno luogo nelle sale da concerto di tutta Europa. Il suo primo CD come solista, dedicato a registrazioni in prima mondiale di concerti per violino legati alla città di Dresda (The Dresden Album), è stato proposto per il prestigioso riconoscimento International Classical Music Award. Il desiderio di indipendenza artistica nel registrare ha condotto Johannes a fondare nel 2013 una propria etichetta discografica, Audax. La prima registrazione edita dalla Audax Records, con lavori di Corelli, Telemann, Haendel, Leclair ed Albicastro, è stata designata per il Preis der deutschen Schallplattenkritik (Premio della Critica Tedesca per le registrazioni di eccellenza). Inoltre, Audax Records ha prodotto altri quattro CD, che hanno tutti conseguito un consenso unanime da parte della critica. Johannes ha studiato con insegnanti di assoluto valore, come Georg Egger, Jack Glickman, e Rachel Podger. Vincitore nel 2008 del Concorso Internazionale Telemann di Magdeburg, ha avuto l’onore di ricevere il violino di Reinhard Goebel, un P.G. Rogeri del 1713, con il quale oggi si esibisce. La sua collaborazione con Reinhard Goebel prosegue, e costituisce una importante fonte di ispirazione per il suo lavoro.

Sia come organista, sia come clavicembalista, Léon Berben può essere considerato un maestro nel suo campo. La sua vasta conoscenza della storia della musica e della prassi esecutiva fanno di lui una delle figure di spicco nell’ambito della generazione più giovane del mondo della musica antica. Il suo repertorio comprende musica per tastiera nel periodo che da metà Cinquecento giunge all’incirca al 1770, con particolare riferimento alla musica tedesca, ai virginalisti e al compositore olandese Jan Pieterszoon Sweelinck. Le sue interpretazioni fondano la loro rilevanza sullo studio intensivo delle fonti e su un incessante lavoro di ricerca. Le sue registrazioni da solista su strumenti storici hanno ricevuto grande successo di critica, conseguendo diversi premi tra cui il Diapason d’Or, lo “Choc” di le Monde de la Musique e il Premio trimestrale della Deutsche Schallplattenkritik. Léon Berben è nato nel 1970 a Heerlen, Olanda, e vive a Colonia. Ha conseguito il diploma in organo e clavicembalo ad Amsterdam e L’Aia, studiando con Rienk Jiskoot, Gustav Leonhardt, Ton Koopman e Tini Mathot. È stato il clavicembalista di Musica Antiqua Köln, il gruppo di Reinhard Goebel, a partire dal marzo 2000; con tale formazione si è esibito in tutta Europa, Asia, Nord e Sud America, e ha registrato molti CD con Deutsche Grammophon/Archiv Produktion. Da quando il complesso si è sciolto (2006) ha intrapreso la carriera da solista, che lo porta ad apparire regolarmente nei più prestigiosi festival internazionali. Insegna Pratiche dell’Esecuzione Storica alla Musikhochschule di Rostock.
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