Approfondimenti

Chiara ISOTTON, Azer ZADA, Paolo TROIAN

Classica

Martedì 01 maggio 2018 – ore 20:45
Teatro Comunale, Belluno.
Biglietti: Interi € 20 / Soci € 15 / Studenti € 2

Chiara ISOTTON, soprano
Azer ZADA, tenore
Paolo TROIAN, pianoforte

PROGRAMMA:
Giuseppe Verdi 1813 – 1901
da Luisa Miller: «Quando le sere al placido»
da La Forza del Destino: «Pace mio Dio»
da La Traviata: duetto «Oh qual pallor… un dì felice eterea»
Romanza senza parole (pianoforte)
da La Traviata: duetto «Parigi oh cara»
* * *
Giacomo Puccini 1858 – 1924
da Tosca: «Lucevan le stelle»
da Tosca: «Vissi d’arte»
da Tosca: duetto primo atto «Mario! Mario! Mario!»
Alfredo Catalani 1854 – 1893
da Impressioni: «In sogno», Melodia per pianoforte
Giacomo Puccini
da Madama Butterfly, duetto «Viene la sera»
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Informazioni, biglietti e prevendita:
Per informazioni, prevendita biglietti e rinnovo tessere associative:
Agenzia ALPE BELLUNESE – Belluno – Piazza Martiri, 2/A – tel./fax 0437 940407, oppure nella sede del concerto, mezz’ora prima del suo inizio.

Tessere: Soci ordinari Interi € 50 / Famigliari € 30 / Ridotti € 25
Soci nuova iscrizione € 40 / Soci sostenitori a partire da € 50
Si prega di esibire la tessera all’atto dell’acquisto del biglietto.
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Con la collaborazione di:

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L’andante «Quando le sere al placido» chiude la grande scena del II atto dell’opera Luisa Miller (1849), composta da Verdi sul libretto di Salvatore Cammarano. Il personaggio che canta quest’aria è Rodolfo, un giovane tenore, innamorato della protagonista Luisa. L’antagonista, colui che ostacola l’amore tra i due, è il padre di Rodolfo, il Conte di Walter. Luisa, sotto costrizione, scrive una lettera a Rodolfo in cui dice di averlo amato solo per ambizione. Rodolfo, credendo a quanto scritto, accetta così le nozze combinate dal padre. Quest’aria è una delle più celebri di tutta la produzione verdiana e una delle più amate dai cantanti tenori, grazie alla liricità e all’ampiezza della sua melodia. È una delle prime arie in cui Verdi non anticipa la formula di accompagnamento prima dell’inizio del canto, a parte la battuta di sestine di semicrome del clarinetto, su cui si basa l’intero accompagnamento. L’aria, infatti, comincia con una serie di accordi cromatici eseguiti dagli archi, dal gusto fortemente romantico, seguiti poi da una sestina ascendente dei violoncelli, con un’orchestrazione molto elegante.

Con la suggestiva aria «Pace, pace, mio Dio» dall’opera La forza del destino (1862), che Verdi scrive su libretto di Francesco Maria Piave, è possibile risentire il misterioso tema del Destino, già annunciato, nella tonalità di mi minore, nella Sinfonia che apre l’opera. Nell’aria, invece, la tonalità cambia, siamo in sol minore, e con essa cambia anche l’orchestrazione. Donna Leonora la canta verso la fine del IV atto: è il tramonto e sta apparendo la luna splendente. La donna esce dalla grotta in cui si era nascosta e, riconoscendo il suo amore per Don Alvaro, piange il proprio destino (ella infatti verrà pugnalata). L’intero canto è sostenuto da un solo delicato arpeggio dell’arpa, rappresentante la Pace a cui la protagonista auspica per tutto il tempo, ma che continuamente le sfugge. Dopo la frase «Alvaro, io t’amo, e su nel cielo è scritto: non ti vedrò mai più!» comincia la ripresa: ritorna il tema del Destino, sempre suonato dai violini, e viene aggiunta una nuova contromelodia per la voce. Nella conclusione Leonora, triste, raccoglie da una pietra alcune provviste di cibo, lasciatele dal Padre Guardiano, pensando che servano soltanto ad allungarle l’inutile esistenza («a prolungarmi vieni la sconsolata vita»). Il tremolo improvviso dei violini avverte poi la donna della presenza di estranei, e lei, terrorizzata, urlando «Maledizione!» più volte, rientra velocemente nella grotta al sicuro. (S.V.)

Il duetto «Oh qual pallor!… Un dì, felice, eterea» è tratto dall’opera La traviata (1853), scritta da Verdi sul libretto di Francesco Maria Piave. Esso precede il finale del I atto e viene eseguito dai due protagonisti, Alfredo e Violetta. Durante i festeggiamenti nella sua casa Violetta, allontanatasi dal gruppo di ospiti, nota il pallore del suo viso in uno specchio. Alfredo, segretamente innamorato di lei, approfitta del momento e le rivela il suo amore. Violetta, però, si sente incapace di amare veramente qualcuno e consiglia ad Alfredo di partire e di dimenticarla.

Il duetto «Parigi, o cara» è collocato nel III atto de La traviata. Alfredo e Violetta sono finalmente riuniti dopo essere stati divisi per volontà del padre di Alfredo che ha costretto la donna a lasciare il figlio. Violetta torna quindi a Parigi, la città dove ha vissuto. Dopo aver scoperto la verità, Alfredo la raggiunge per chiederle perdono per aver pensato di essere stato tradito. Nel rivedere il suo amato Violetta, quasi in punto di morte in quanto malata di tisi, sente riaccendersi la speranza nel cuore. I due innamorati sognano di lasciare Parigi e di ricominciare una nuova vita insieme, ma la morte non permetterà di realizzare questo desiderio. Il testo è composto da un’unica strofa, cantata una prima volta da Alfredo e poi ripresa identica da Violetta. A questo punto il ritmo si fa più incalzante e le due voci si sovrappongono. Questa sezione viene ripetuta due volte. Il duetto si conclude con il quarto verso della strofa che esprime la speranza della guarigione di Violetta, la quale sembra dunque essere stata salvata dall’amore di Alfredo: «La mia/tua salute rifiorirà». (A.D.R.P.)

Nel III atto dell’opera Tosca di Giacomo Puccini del 1899, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica e basata sul dramma storico omonimo di Victorien Sardou, il coprotagonista, il pittore Mario Cavaradossi, nonché amante della protagonista, la cantante Floria Tosca, è condannato a morte. Sui bastioni di Castel Sant’Angelo tenta di scrivere una lettera d’amore a Tosca, ma a causa della sopraffazione dei ricordi felici passati insieme («Oh! dolci baci, o languide carezze, mentr’io fremente le belle forme disciogliea dai veli!»), non riesce a terminarla. Quest’aria, «E lucean le stelle», nella tonalità di si minore, si apre con una romantica melodia esposta dal clarinetto solo. Il canto viene poi ripreso dal tenore dalla frase sopracitata. La stessa melodia verrà poi risuonata a fine opera, nel momento in cui Tosca, senza più motivi per cui vivere a causa dell’assassinio di Mario, dopo il grido straziante «O Scarpia, avanti a Dio!», si getta dalle mura di Castel Sant’Angelo.

Nel II atto Tosca chiede la libertà per Mario, tenuto ingiustamente prigioniero, al Barone Scarpia, l’antagonista dell’opera. Questo acconsente solamente se Tosca gli si concederà. Dopo il dialogo fra i due, la protagonista canta la toccante romanza «Vissi d’arte, vissi d’amore». È un brano che si distacca dalla trama dell’opera, è “a parte”: la cantante è in un momento di riflessione, in cui, incredula davanti alla sua storia amorosa, si rivolge direttamente a Dio. Lo fa sia in tono supplichevole («Sempre con fe’ sincera la mia preghiera ai santi tabernacoli salì, sempre con fe’ sincera diedi fiori agli altar»), sia in tono di disapprovazione («Nell’ora del dolore perché, perché, Signore, perché me ne rimuneri così?»). La donna non comprende il motivo del tanto tormento ripagato.

Il duetto «Mario! Son qui!» viene cantato da Tosca e da Mario nel I atto dell’opera. Mentre il pittore sta dipingendo in una chiesa, in compagnia del sagrestano, un affresco raffigurante la Madonna, entra improvvisamente Tosca. Molto gelosa, la donna dice di averlo sentito parlare con un’altra donna («Colei!… quella donna!… Ho udito i lesti passi e un fruscio di vesti»). Dopo che Cavaradossi la rassicura, in quanto le dice che è la sola donna che ama, Tosca lo invita a a passare la serata in sua compagnia, nella villa del pittore («e alla villa ne andiam soli e soletti»). Prima di uscire dalla chiesa però, Tosca riconosce nel viso della Madonna dipinta lo sguardo di un’altra donna, la marchesa Attavanti. Rinasce così il senso di gelosia e dubbio nella cantante ma subito Mario le proclama ancora una volta il suo unico e incondizionato amore («Mia vita, amante inquieta, dir sempre: ‘Floria, t’amo!’»). (S.V.)

«Viene la sera» è un duetto tratto dal I atto dell’opera Madama Butterfly di Puccini su libretto di G. Giacosa e L. Illica. Viene cantato da Madama Butterfly, geisha quindicenne, e dal suo sposo Pinkerton, tenente americano della marina. Madama Butterfly, per amore del marito, si converte al cristianesimo e viene per questo rinnegata dai suoi parenti. La ragazza si dispera, ma viene consolata con dolci parole da Pinkerton che la accompagna nella loro «casetta». A questo punto i due intonano il duetto d’amore nella loro stanza. Rimasti soli, Madama Butterfly esprime la sua felicità nonostante sia stata rinnegata e Pinkerton, animato dal desiderio d’amore, la corteggia. (A.D.R.P.)

Completano il programma due brevi pagine d’album per pianoforte dello stesso Verdi e di Alfredo Catalani, dal gusto squisitamente operistico, che riflettono l’amore per il canto che ha permeato tutta la grande letteratura musicale italiana dell’Ottocento
(Samuel Varnier e Aurora Da Rin Pagnetto, Classe VAM Liceo musicale “G. Renier” di Belluno).
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Il soprano Chiara Isotton nasce nel 1985 a Belluno dove studia presso la scuola di Musica «A. Miari». Dopo essersi brillantemente diplomata presso il Conservatorio «Benedetto Marcello» di Venezia, prosegue il perfezionamento con William Matteuzzi e Roberto Scandiuzzi e frequenta nel 2008 i corsi dell’Accademia Chigiana con Renato Bruson. Nel giugno 2009 vince una Borsa di studio alla XXXIX edizione del Concorso Internazionale «Toti dal Monte» di Treviso e frequenta un master su La Vera Costanza di Haydn con Regina Resnik oltre ad un corso tenuto da docenti fra i quali Maria Chiara e Roberto Scandiuzzi e con quest’ultimo partecipa a un corso di perfezionamento nell’estate 2010 a Santander presso l’UIMP. Attualmente prosegue il suo perfezionamento sotto la guida di Rajna Kabaivanska. Dopo essersi classificata in numerosi Concorsi nazionali, nel marzo 2013 risulta fra i vincitori del Concorso Comunità Europea di Spoleto che le consentirà di esibirsi nell’estate al Festival dei Due Mondi e al Festival delle Nazioni di Città di Castello e a debuttare in settembre il ruolo di Tosca al Teatro Lirico Sperimentale. Nel Febbraio 2015 è la Sacerdotessa nell’Aida diretta da Zubin Mehta al Teatro alla Scala, dove successivamente ricopre anche il ruolo di Alisa nella Lucia di Lammermoor diretta da Stefano Ranzani. Nel giugno 2015 si diploma all’Accademia di perfezionamento del Teatro alla Scala e a settembre ritorna a Spoleto debuttando in Mimì ne La Bohème che canterà anche in tour nelle maggiori città del Giappone nel giugno 2016. Fra i suoi impegni concertistici, la sua apparizione nel contesto dell’Hermitage Music Festival di San Pietroburgo, l’esecuzione dello Stabat Mater di G. Rossini all’Auditorum dei Wiener Sängerknaben a Vienna e una serie di Recital in Corea (Sejong Art Center, Daegu Opera House) al fianco di Renato Bruson. Inoltre si è esibita a Hong-Kong (Cultural Center), allo State Theater di New Brunswick (New Jersey), al Teatro Grande di Brescia, ad Al Ain (UAE University). Da ricordare un concerto presso il New Stage del Teatro Bolshoi di Mosca diretta da Tugan Sokhiev e l’esecuzione della Quarta Sinfonia di G. Mahler al Conservatorio di Milano e al Carlo Felice di Genova diretta da Fabio Luisi. Tra gli impegni recenti il concerto alla Scala con Edita Gruberova sotto la direzione di Marco Armiliato, Giovanna in Rigoletto diretta dal Maestro Luisotti ‚ Pisana ne I Due Foscari diretta dal Maestro Mariotti e Cintia in La cena delle beffe sotto la guida di Carlo Rizzi al Teatro alla Scala. Nel febbraio 2017 è Flora nella Traviata diretta dal Maestro N. Santi sempre presso il Teatro alla Scala. Nel settembre 2017 è Gertrud in Haensel und Gretel, Teatro alla Scala, direttore Marc Albrecht.

Azer Zada si diploma in Canto nel 2010 presso il Conservatorio di Baku, in Azerbaijan, suo paese di nascita. Trasferitosi in Italia, frequenta l’Accademia d’Arte Lirica di Osimo. Dal 2009 è solista presso l’Azerbaijan Academic Opera and Ballet Theatre e presso l’Opera Studio di Baku e nel frattempo frequenta numerose masterclass fra cui quelle con Raina Kabaivanska, Magda Olivero, Leo Nucci, Renato Bruson e Renata Scotto. Nel 2012 vince il Concorso Lirico Internazionale “Magda Olivero” a Milano e intraprende una serie di concerti in Italia, Francia, Austria, Slovacchia, Russia, Inghilterra, Emirati Arabi Uniti e Turchia. Nel 2014 è ammesso all’Accademia di Perfezionamento per Cantanti Lirici del Teatro alla Scala e viene scelto per i ruoli di di Principe di Persia in Turandot diretto da Riccardo Chailly, Borsa in Rigoletto diretto da Nicola Luisotti e Fante ne I due Foscari sotto la direzione di Michele Mariotti e la regia di Alvis Hermanis. Ha debuttato al Teatro Petruzzelli di Bari come Cavaradossi in Tosca per i giovani. Fra i suoi prossimi impegni Macduff in Macbeth al Teatro Verdi di Salerno con Daniel Oren, Requiem di Verdi con l’Orchestra Verdi di Milano con Jader Bignamini e la Nona Sinfonia di Beethoven al Petruzzelli con Günter Neuhold.

Paolo Troian si è diplomato in pianoforte col massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio “G. Tartini” di Trieste. È stato anche allievo di Nazzareno Carusi ai corsi di perfezionamento pianistico presso l’Accademia Musicale Federiciana di Andria (Bari), ed ha studiato Composizione con Fabio Nieder al Conservatorio triestino. Per due anni è stato impegnato come maestro collaboratore presso l’Accademia “Franz Liszt” di Budapest, nel dipartimento di canto diretto dal soprano Eva Marton. In seguito si è perfezionato all’Accademia del Teatro alla Scala di Milano, dove è attualmente docente di studio del repertorio. È maestro collaboratore al Festival del Tirolo, Erl (Austria), sotto la direzione musicale di Gustav Kuhn. Svolge attività regolare come pianista in formazioni cameristiche e produzioni teatrali, collaborando con cantanti (tra gli altri Mirella Freni, Renato Bruson, Luciana Serra, Luciana D’Intino, Eva Mei, Giacomo Prestia e Alberto Gazale) e direttori d’orchestra (Gianluigi Gelmetti, Donato Renzetti, Daniele Rustioni, Pier Giorgio Morandi, Jader Bignamini e altri).
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