Approfondimenti

GIUSEPPE ALBANESE, pianoforte.

Classica

Martedì 16 gennaio 2018 – ore 20:45
Sala Teatro Giovanni XXIII, Belluno.
Biglietti: Interi € 20 / Soci € 15 / Studenti € 2

Giuseppe Albanese, pianoforte
Musiche di Frédéric Chopin e Claude Debussy
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PROGAMMA:

Claude Debussy
Suite bergamasque
Quattro Preludi: Des pas sur la neige – Brouillards – Ondine – Ce qu’a vu le vent d’ouest
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Frédéric Chopin
Polacca-Fantasia in la bemolle maggiore op. 61
Fantasia in fa min. op. 49
Ballata n. 4 in fa minore op. 52
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Informazioni, biglietti e prevendita:
Per informazioni, prevendita biglietti e rinnovo tessere associative:
Agenzia ALPE BELLUNESE – Belluno – Piazza Martiri, 2/A – tel./fax 0437 940407, oppure nella sede del concerto, mezz’ora prima del suo inizio.

Tessere: Soci ordinari Interi € 50 / Famigliari € 30 / Ridotti € 25
Soci nuova iscrizione € 40 / Soci sostenitori a partire da € 50
Si prega di esibire la tessera all’atto dell’acquisto del biglietto.
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Con la collaborazione di:

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Lungamente elaborata, la Suite bergamasque è una delle più famose composizioni per pianoforte di Debussy. Risalente nella sua prima stesura al 1890, la Suite fu poi ripresa nel 1905 e ispirata nel titolo a Masques et bergamasques (Maschere e bergamasche) da Le fêtes galantes (1869) di Paul Verlaine. Debussy la scrive in un momento fondamentale del suo recupero della classicità francese, richiamandosi al suono del clavicembalo settecentesco e a Rameau e compiendo, secondo un’estetica preraffaellita, un lavoro di sintesi di un uso secolare dello strumento a tastiera: «un Debussy che anziché nascondere la linea melodica e ritmica nell’alone impressionistico la mette nettamente in evidenza, semplificandola» (Rattalino). Il carattere un poco salottiero delle antiche danze si riflette in Menuet e Passepied che incorniciano quel sentimentale Clair de lune, di immediata presa e fascino, liberamente ispirato all’omonima poesia di Verlaine, mentre il tempo rubato del moderato Prélude apre la raccolta su una pagina fluida e scorrevole.

I ventiquattro Préludes per pianoforte furono scritti nell’arco di un quadriennio (1909-13) e pubblicati in due libri che rinviano, implicitamente, ai 24 preludi di Chopin e alle due serie di 24 preludi e fughe del Wohltemperierte Clavier di Bach. Ciascuno di essi è associato non a un vero e proprio titolo ma a un’immagine allusiva posta tra parentesi al termine del brano e preceduta da tre puntini sospensivi: un’evocazione, dunque, che si materializza quando si spengono le ultime evanescenze sonore. Conformemente all’estetica simbolista Debussy ricorre, nei quattro brani in programma, alle immagini della natura non con intenti descrittivi ma alla ricerca delle corrispondenze esistenti tra esse e l’animo umano. Des pas sur la neige (Passi sulla neve) è una pagina impregnata di solitudine che evoca i passi silenziosi sulla neve. Brouillards (Nebbie) inizia con una sonorità opaca, sfuggente. Ondine (Ondina) ricorda nella musica gli spruzzi dell’acqua. Ce qu’a vu le vent d’ouest (Ciò che ha visto il vento dell’Ovest) evoca, con i suoi uragani di note, le impennate delle onde dell’oceano infuriato, «Animé et tumultueux». Questi brevi schizzi pianistici sono come le pagine di un diario intimo che racchiude raffinatissime atmosfere sonore tendenti a fissare attimi fuggevoli e irripetibili.

La Polonaise-Fantaisie op. 61, composta nei turbolenti mesi del 1846 che accompagnarono la rottura con George Sand, conclude la creatività di Chopin che nelle sue 17 Polacche coltivò per quasi quarant’anni il genere dell’antica danza aristocratica della polacca, praticata in Polonia e nelle feste nobiliari russe dalla fine del ’700. L’opera, già nel preludio di esordio carico di «elegiaca mestizia» (Liszt), presenta un’audacia e una libertà di concezione formale che lasciarono perplessi i contemporanei. Chopin ne mantiene il ritmo-base ternario e il piglio marziale ed elegante, ma libera la Polacca dal consueto schema tradizionale, dove le parti si susseguono senza soluzione di continuità, sì da giustificarne la precisazione di Fantaisie e «apparentandola nel suo libero e imprevedibile percorso musicale alle più avanzate e ingegnose forme romantiche» (Foletto).

Abbozzata all’inizio del 1841 e completata alcuni mesi dopo, la Fantasia op. 49 fu dedicata all’allieva e principessa Catherine Souzzo. È un brano di insolita ampiezza, con un’architettura di grande respiro, dominata da episodi musicali di carattere spesso contrastante ma sempre nello spirito rapsodico evidenziato dal titolo. Infatti la Fantasia ha la classica ripartizione in allegro – adagio – allegro, anche se è costituita da un solo movimento che rimanda a un poema musicale, dove immagini epiche si alternano a momenti di delicato lirismo, tipiche dello stile di Chopin, tra cui l’incantato «Lento sostenuto» centrale che del pezzo ne rappresenta l’anima.

L’op. 52, che chiude il ciclo delle quattro Ballate, fu composta nel corso del 1842 e condivide, con le sue consorelle, la dimensione ampia, la mancanza di una forma-modello di riferimento e la struttura ritmica (un tempo binario con suddivisione ternaria, cioè un 6/8), a conferma della ideale trasposizione sul pianoforte di varie strutture di ballo o dei corrispondenti liederistici per voce e pianoforte. Con la sua eloquenza insinuante e misteriosa è un brano raffinato e di grande audacia armonica che risente della preziosa ricerca timbrica sullo strumento e dello sperimentalismo di Chopin. La coda di questa Ballata ha offerto recentemente lo spunto per il romanzo Presto con fuoco di Roberto Cotroneo.

Melita Fontana

Tra i più richiesti pianisti della sua generazione, Giuseppe Albanese debutta nel 2014 con l’etichetta Deutsche Grammophon con un concept album dal titolo “Fantasia”, con musiche di Beethoven, Schubert e Schumann. Segue nel 2015 il suo secondo album DG “Après une lecture de Liszt”, interamente dedicato al compositore ungherese. Nel marzo 2016 Decca Classics inserisce nel box con l’opera omnia di Bartók in 32 cd la sua registrazione (in prima mondiale) del brano “Valtozatok” (Variazioni). Invitato per recital e concerti con orchestra da autorevoli ribalte internazionali quali – tra gli altri – il Metropolitan Museum, la Rockefeller University e la Steinway Hall di New York; l’Auditorium Amijai di Buenos Aires; il Cenart di Mexico City; la Konzerthaus di Berlino; la Laeisz Halle di Amburgo; la Philharmonie di Essen; il Mozarteum di Salisburgo; St. Martin in the Fields e la Steinway Hall di Londra; la Salle Cortot di Parigi; la Filarmonica di San Pietroburgo; la Filharmonia Narodowa di Varsavia; la Filarmonica Slovena di Lubiana; la Gulbenkian di Lisbona, ha collaborato con direttori del calibro di Christian Arming, John Axelrod, James Conlon, Lawrence Foster, Will Humburg, Dmitri Jurowski, Julian Kovatchev, Alain Lombard, Nicola Luisotti, Othmar Maga, Fabio Mastrangelo, Henrik Nanasi, Anton Nanut, Tomas Netopil, Daniel Oren, George Pehlivanian, Donato Renzetti, Alexander Sladkowsky, Hubert Soudant, Pinchas Steinberg, Michel Tabachnik, Jeffrey Tate, Jurai Valcuha, Jonathan Webb ecc.

Tra i festival, di particolare rilievo gli inviti al Winter Arts Square di Yuri Temirkanov a San Pietroburgo, al Castleton di Lorin Maazel (USA), all’Internazionale di Brescia e Bergamo e al MiTo SettembreMusica, alla Biennale Musica di Venezia, oltre al Mittlefest, il Tiroler Festspiele di Erl, il Festival di Colmar, En Blanco y Negro di Mexico City, il Festival di Sintra (Portogallo), il Tongyeong Festival (Corea). In Italia ha suonato per tutte le più importanti stagioni concertistiche (incluse quelle dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di S. Cecilia e della RAI di Torino) e in tutti i più importanti teatri. Negli ultimi tempi il Mº Albanese si è distinto per essere stato invitato a suonare in ben undici delle tredici Fondazioni Liriche italiane: il Petruzzelli di Bari, il Comunale di Bologna, il Teatro Lirico di Cagliari, il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, il Carlo Felice di Genova, il Teatro San Carlo di Napoli, il Massimo di Palermo, il Teatro dell’Opera di Roma, il Verdi di Trieste, la Fenice di Venezia, l’Arena di Verona. Prima di “Fantasia” e “Après une lecture de Liszt”, Albanese ha riscosso singolare successo con il CD monografico con musiche di Debussy pubblicato a gennaio 2012 per il mensile “Amadeus” in occasione dell’anniversario dei 150 anni della nascita del compositore francese. Il suo CD “1900 – Yearbooks of 20th Century Piano, dedicato all’anno solare 1900 e contenente musiche di Skrjabin, Szymanowski, MacDowell e la prima registrazione assoluta delle Variazioni di Bartók, è stato recensito come CD del mese dal mensile Suonare News e 5 stelle sia nel giudizio tecnico che artistico dal mensile Amadeus.

Già “Premio Venezia” 1997 (assegnato all’unanimità da una giuria presieduta dal Mº Roman Vlad) e Premio speciale per la miglior esecuzione dell’opera contemporanea al “Busoni” di Bolzano, Albanese vince nel 2003 il primo premio al “Vendome Prize” (presidente di giuria Sir Jeffrey Tate) con finali a Londra e Lisbona: un evento definito da Le Figaro “il concorso più prestigioso del mondo attuale”.

Albanese è laureato in Filosofia col massimo dei voti e la lode (con dignità di stampa della tesi sull’Estetica di Liszt nelle “Années de Pèlerinage”) ed a soli 25 anni è stato docente a contratto di “Metodologia della comunicazione musicale” presso l’Università di Messina. Insegna attualmente Pianoforte al Conservatorio “Tartini” di Trieste.
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