Approfondimenti

FILIPPO GAMBA, pianoforte

Classica

Martedì 15 maggio 2018 – ore 20:45
Sala Giovanni XXIII, Belluno.
Biglietti: Interi € 20 / Soci € 15 / Studenti € 2

FILIPPO GAMBA, pianoforte
Musiche di L. van Beethoven (ciclo integrale delle Sonate per pianoforte di L. van Beethoven)

PROGRAMMA:

Ludwig van Beethoven 1770 – 1827
Sonate op. 49 n. 1 in sol minore
Sonata op. 31 n. 1 in sol maggiore
Sonata op. 31 n. 2 in re minore
***
Sonate op. 49 n. 2 in sol maggiore
Sonata op. 31 n. 3 in mi bemolle maggiore
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Informazioni, biglietti e prevendita:
Per informazioni, prevendita biglietti e rinnovo tessere associative:
Agenzia ALPE BELLUNESE – Belluno – Piazza Martiri, 2/A – tel./fax 0437 940407, oppure nella sede del concerto, mezz’ora prima del suo inizio.

Tessere: Soci ordinari Interi € 50 / Famigliari € 30 / Ridotti € 25
Soci nuova iscrizione € 40 / Soci sostenitori a partire da € 50
Si prega di esibire la tessera all’atto dell’acquisto del biglietto.
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Con la collaborazione di:

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Le Sonate per pianoforte dell’op. 31 e 49 si collocano su quel crinale che delimita la produzione beethoveniana tra primo e secondo periodo, secondo quella che è la nota ripartizione stilistica in tre periodi creativi proposta da Wilhelm von Lenz nello studio Beethoven et ses trois styles (San Pietroburgo, 1852). Ovvero, tra il periodo della formazione, che termina nel 1802 e comprende le opere giovanili legate ad Haydn e ai modelli settecenteschi sui quali Beethoven si era formato, e il cosiddetto periodo eroico che racchiude le sue opere più celebri. Proprio in relazione alle tre Sonate dell’op. 31 pare che Beethoven abbia espresso la sua non completa soddisfazione per quanto aveva prodotto fino ad allora e che desiderasse creare qualcosa di nuovo. L’aneddoto, che da parte degli studiosi lascia spazio a un certo scetticismo, sarebbe il frutto di una confidenza, riportata da Carl Czerny, fatta dal compositore al violinista boemo Wenzel Krumpholz. In ogni modo, le tre Sonate dell’op. 31 vedono la luce tra il 1801 e il 1802 e vengono pubblicate a Zurigo negli anni 1803 e 1804. Esse sono precedute, per l’invenzione creativa, dalle due Sonate dell’op. 49 che Beethoven compone in ordine non cronologico a distanza di due anni l’una dall’altra, la n. 2 nel 1796 e la n. 1 nel 1798. Le Sonate sono poi riunite insieme nell’edizione di Vienna del 1805.

Con l’op. 31 Beethoven riunisce insieme per l’ultima volta tre sonate per pianoforte sotto un unico numero d’opera. In seguito, come commenta Schiff, «la dialettica dell’individualizzazione porta a compiere composizioni singole, mentre qui agisce ancora in un gesto riassuntivo». La prima Sonata, in sol maggiore, da sempre posta in secondo piano, ha patito del confronto con le sue consorelle. Essa si connota per la sua vena umoristica e scherzosa, piena di idee sorprendenti. Alcuni interpreti beethoveniani del Novecento ne hanno messo in evidenza la parentela con il pianismo di Muzio Clementi, che Beethoven ben conosceva e ammirava, e la parodia di belcantismo dell’opera italiana che affiora nell’Adagio grazioso del secondo movimento. Il difficile momento di solitudine e disperazione che Beethoven vive ad Heiligenstadt, e che è racchiuso nel suo celebre Testamento del 6 ottobre 1802, pare riflettersi nella seconda Sonata, in modo minore, a cui è stato attribuito il titolo La tempesta. Beethoven avrebbe indicato al suo fido amico Schindler il motivo ispiratore sia dell’op. 31 n. 2 sia dell’Appassionata nella Tempesta di Shakespeare. Ma oggi quasi nessuno è disposto «a prendere troppo alla lettera questo riferimento, che maschera invece una decisiva evoluzione dello stile beethoveniano verso una più completa e sofferta unificazione tra le ragioni della forma e un’incontenibile espressività» (Rescigno). La terza Sonata della raccolta è l’ultima che Beethoven concepisce in quattro movimenti. Luminosa e duttile nella sua tonalità di mi bemolle maggiore, essa presenta un carattere più leggero e giocoso. Il Finale è di una brillantezza e di un virtuosismo davvero spettacolari con un Presto con fuoco che, ponendo in evidenza l’intervallo di quarta che rimanda al corno su una musica pulsante e incalzante con forza, ha fatto sì che a questa Sonata fosse dato dai francesi l’appellativo La chasse (La caccia).

Le due Sonate Facili dell’op. 49 a prima vista possono sembrare fuori posto nel percorso delle 32 Sonate per pianoforte. Scritte in anni precedenti, esse danno il via all’importante serie di sonate in soli due movimenti che chiude con l’op. 111, ultima sonata di Beethoven. Rivolte per lo più ai giovani esecutori, come le Invenzioni di Bach o l’Album per la gioventù di Schumann, esse sono una sorta di introduzione a quanto Beethoven ha poi realizzato nel campo della sonata. La prima, in sol minore, è dominata dalla cantabilità lirico-melanconica del primo movimento che si snoda prevalentemente su una dinamica tra piano e pianissimo, per concludere con un più giocoso Rondò di atmosfera mozartiana. La seconda, in un deciso sol maggiore, esercita anch’essa un fascino molto personale che congeda l’ascoltatore su una piacevole musica di Minuetto.
(Melita Fontana)

“Con la rigorosa, appassionata serietà che lo contraddistingue il pianista italiano Filippo Gamba incarna quella figura di filosofo del pianoforte che, musicista cosmopolita dotato di grande maturità, è infuso di un carisma quasi missionario”. Con queste parole nel 2000 Wladimir Ashkenazy premia Filippo Gamba in una luminosa vittoria al Concours Géza Anda di Zurigo, dopo aver ottenuto negli anni precedenti prestigiosi riconoscimenti in concorsi quali Van Cliburn, Rubinstein, Leeds, Bachauer, Beethoven, Bremen e Pozzoli. Viene quindi invitato dai più importanti festival, dal Ruhr Piano Festival al Next Generation di Dortmund, dalle Settimane Musicali di Stresa ai festival di Lucerna, Oxford, Lockenhaus e Varsavia. Si esibisce a Berlino Vienna, Parigi, Lione, Amsterdam, Monaco, Atene. Prestigiose sono state, negli anni, le sue apparizioni come solista con orchestre come i Berliner Sinfoniker, la Wiener Kammerorchester, la Staatskappelle di Weimar, la Camerata Academica Salzburg, l’Orchestra della Tonhalle di Zurigo e della City of Birmingham, sotto la bacchetta, tra gli altri, di Simon Rattle, James Conlon, Armin Jordan e Vladimir Ashkenazy. Nato a Verona e diplomato al Conservatorio della sua città nella classe di Renzo Bonizzato, oggi Filippo Gamba è professore alla Musik-Akademie di Basilea e tiene seminari d’interpretazione pianistica per il Festival Musicale di Portogruaro, le Settimane di Blonay, Asolo Musica, Music of Southern Nevada. Fedele a un’idea intima e cordiale del fare musica, coltiva una speciale predilezione per il repertorio cameristico, collaborando con il violoncellista Enrico Bronzi, la violinista Alexandra Conunova e con gruppi di fama internazionale come il Quartetto Michelangelo, il Quartetto Hugo Wolf, il Quartetto Gringolts e il Quartetto Vanbrugh. Particolarmente preziosi, nel suo percorso artistico, sono stati gli incontri con Maria Tipo e Homero Francesch. La sua attività discografica è cominciata con l’incisione di due Concerti mozartiani diretti da Vladimir Ashkenazy e da Camil Marinescu, per l’etichetta Labour of Love. Per la stessa casa ha poi inciso tre CD solistici dedicati a Beethoven, Brahms e Mendelssohn. Ha inciso due CD per la Sony, in duo con il violinista giapponese Egijin Niimura, e due CD per la Decca con Humoreske e Davidsbündlertänze di Schumann e l’integrale delle Bagatelle di Beethoven. Di quest’ultimo, beninteso, Filippo Gamba frequenta da sempre anche il grande repertorio ed ha avviato il progetto condiviso dal Circolo di esecuzione integrale delle 32 Sonate.
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