Approfondimenti

FILIPPO GAMBA Pianoforte

Classica

Sabato 6 maggio 2017 – ore 20:45
Sala Teatro Giovanni XXIII – Belluno
Biglietti: Interi € 20; Soci € 15; Studenti € 2.

Filippo GAMBA pianoforte

PROGRAMMA:

Ludwig van Beethoven 1770 – 1827
Sonata op. 14 n. 1 in mi maggiore
Sonata op. 22 in si bemolle maggiore
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Sonata op. 14 n. 2 in sol maggiore
Sonata op. 13 in do minore (“Patetica”)
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Informazioni, biglietti e prevendita:
Per informazioni, prevendita biglietti e rinnovo tessere associative:
Agenzia ALPE BELLUNESE – Belluno – Piazza Martiri, 2/A – tel./fax 0437. 940407 o, nella sede del concerto, mezz’ora prima del suo inizio.

Tessere: Soci ordinari Interi € 50 / Famigliari € 30 / Ridotti € 25
Soci nuova iscrizione € 40 / Soci sostenitori a partire da € 50
Si prega di esibire la tessera all’atto dell’acquisto del biglietto.
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Con la collaborazione di:

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Composte tra il 1798 e il giugno del 1800, le sonate per pianoforte op. 13, 14 e 22 appartengono al primo periodo creativo di Beethoven, secondo quella che è la nota tripartizione stilistica proposta da Wilhelm von Lenz. È il momento in cui Beethoven, dopo aver lasciato Bonn nel 1792, vive a Vienna tutte le possibilità che la vecchia città imperiale e il mondo musicale di allora offrivano a un giovane di talento che aveva conquistato l’élite della nobiltà viennese con le sue magnifiche esecuzioni al pianoforte (specialmente come improvvisatore) e con le sue opere. Periodo funestato purtroppo, già verso il 1798, dal manifestarsi dei primi sintomi della malattia all’orecchio, che nel corso degli anni lo portò a una sordità completa.

Il pianoforte è lo strumento che più di ogni altro è legato alla carriera artistica di Beethoven e con il quale il compositore si confronta costantemente. Le 32 sonate per pianoforte coprono infatti un arco di tempo praticamente ininterrotto della sua produzione (1795-1822), e costituiscono un laboratorio di sperimentazioni formali e linguistiche che poi Beethoven trasferisce ai generi del quartetto e dell’orchestra. Complice la straordinaria trasformazione che il pianoforte attraversa in questo periodo, aumentando gradualmente sia nell’estensione sia nella potenza sonora. Trasformazione nella quale Beethoven ha un ruolo di primo piano. Egli infatti cambia spesso pianoforte, e si mantiene in contatto con i costruttori ai quali chiede continuamente di realizzare strumenti più sonori e robusti. L’estensione di tutte le sonate che Beethoven compone prima del 1803 è compresa entro la gamma di 5 ottave, prevalente nei pianoforti del Settecento.

Sul piano formale le prime sonate per pianoforte di Beethoven si accostano essenzialmente ai modelli di Haydn, Mozart e Clementi, con una generale tendenza a raggiungere sonorità ricche e brillanti che possono essere state suggerite dalle sonate di Muzio Clementi.

Le due ‘piccole’ Sonate op. 14, edite nel 1799, sono dedicate a Josephine von Braun, il cui marito Peter era responsabile dei due teatri di corte a Vienna. Entrambe le Sonate, dal carattere leggero, hanno la consueta suddivisione in tre movimenti. Beethoven stesso ne parla a Schindler in una pagina dei suoi quaderni di conversazione del 1823. Per far comprendere il «principio d’opposizione» e il «principio implorante» presenti nell’op. 14 – principio a cui si informa il trattamento della forma-sonata – Beethoven paragona le due Sonate a «un dialogo tra un uomo e una donna, tra un amante e la sua amica». E in realtà, come scrive Carli Ballola, «nei primi due movimenti delle due Sonate op. 14, la dialettica tra i due temi fondamentali, se può sembrare meno appariscente, proprio per questo risulta più sottile e approfondita». Questo è vero soprattutto per la prima Sonata in mi maggiore, dove i due temi dell’Allegro nascono spontaneamente l’uno dall’altro in un clima di incantevole intimità cameristica, mentre la Sonata in sol maggiore colpisce per il carattere vago ed esitante del primo tema, quasi d’improvvisazione sulla tastiera.

L’op. 22 è una brillante Konzertsonate che riprende la struttura in quattro movimenti che aveva caratterizzato l’op. 2, l’op. 7 e l’op. 10 n. 3. Pubblicata nel 1802, essa porta la dedica al conte Johann Georg von Browne, ufficiale dell’esercito russo e mecenate di Beethoven. L’op. 22 si distingue per la sua spigliata e fresca musicalità, evidenziata sin dall’Allegro con brio che si apre con un primo tema gioioso e ricco di piacevoli modulazioni. Particolarmente espressivo è l’amabile Adagio del secondo movimento, con tutte le sue ornamentazioni dal sapore operistico. Un elegante Minuetto – con la sua sezione in minore in cui «la mano sinistra suona una successione continua di semicrome che anticipa alcuni passaggi della Fuga della Sonata op. 106 o della Humoreske op. 20 di Schumann» (Schiff) – conduce al Rondò finale concepito con grandiosità.

Pubblicata nel 1799 con il titolo Grande Sonate pathétique pour le Clavecin ou Piano-Forte – titolo assegnato probabilmente dall’editore, ma accettato da Beethoven – la Sonata in do minore op. 13 è dedicata al principe Carl von Lichnowsky, mecenate e amico fedelissimo del musicista. Grazie anche al suo titolo romantico, questa sonata ebbe grande popolarità e ne furono pubblicati numerosi arrangiamenti per gruppi cameristici diversi. È la prima sonata di Beethoven che si apre con un’introduzione in tempo lento, un Grave di toccante intensità espressiva, in pieno stile ‘sinfonico’. Quest’introduzione si ripresenta altre due volte nel corso del primo movimento, il successivo Allegro molto e con brio, concepito su due temi assai caratteristici. I restanti due movimenti della sonata – il secondo è il notissimo Adagio cantabile – sono entrambi scritti in forma di Rondò, dal profilo più tradizionale e simmetrico, quasi a riequilibrare in qualche modo la novità dirompente del movimento iniziale.
Melita Fontana

Filippo Gamba

“Con la rigorosa, appassionata serietà che lo contraddistingue il pianista italiano Filippo Gamba incarna quella figura di filosofo del pianoforte che, musicista cosmopolita dotato di grande maturità, è infuso di un carisma quasi missionario”. Con queste parole nel 2000 Wladimir Ashkenazy premia Filippo Gamba in una luminosa vittoria al Concours Géza Anda di Zurigo, dopo aver ottenuto negli anni precedenti prestigiosi riconoscimenti in concorsi quali Van Cliburn, Rubinstein, Leeds, Bachauer, Beethoven, Bremen e Pozzoli. Viene quindi invitato dai più importanti festival, dal Ruhr Piano Festival al Next Generation di Dortmund, dalle Settimane Musicali di Stresa ai festival di Lucerna, Oxford, Lockenhaus e Varsavia. Si esibisce a Berlino Vienna, Parigi, Lione, Amsterdam, Monaco, Atene. Prestigiose sono state, negli anni, le sue apparizioni come solista con orchestre come i Berliner Sinfoniker, la Wiener Kammerorchester, la Staatskappelle di Weimar, la Camerata Academica Salzburg, l’Orchestra della Tonhalle di Zurigo e della City of Birmingham, sotto la bacchetta, tra gli altri, di Simon Rattle, James Conlon, Armin Jordan e Vladimir Ashkenazy. Nato a Verona e diplomato al Conservatorio della sua città nella classe di Renzo Bonizzato, oggi Filippo Gamba è professore alla Musik-Akademie di Basilea e tiene seminari d’interpretazione pianistica per il Festival Musicale di Portogruaro, le Settimane di Blonay, Asolo Musica, Music of Southern Nevada.

Fedele a un’idea intima e cordiale del fare musica, coltiva una speciale predilezione per il repertorio cameristico, collaborando con il violoncellista Enrico Bronzi, la violinista Alexandra Conunova e con gruppi di fama internazionale come il Quartetto Michelangelo, il Quartetto Hugo Wolf, il Quartetto Gringolts e il Quartetto Vanbrugh. Particolarmente preziosi, nel suo percorso artistico, sono stati gli incontri con Maria Tipo e Homero Francesch.

La sua attività discografica è cominciata con l’incisione di due Concerti mozartiani diretti da Vladimir Ashkenazy e da Camil Marinescu, per l’etichetta Labour of Love. Per la stessa casa ha poi inciso tre CD solistici dedicati a Beethoven, Brahms e Mendelssohn. Ha inciso due CD per la Sony, in duo con il violinista giapponese Egijin Niimura, e due CD per la Decca con Humoreske e Davidsbündlertänze di Schumann e l’integrale delle Bagatelle di Beethoven. Di quest’ultimo, beninteso, Filippo Gamba frequenta da sempre anche il grande repertorio ed ha avviato il progetto condiviso dal Circolo di esecuzione integrale delle 32 Sonate.
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