Approfondimenti

Coro del Friuli Venezia Giulia

Classica

Domenica 22 aprile 2018 – ore 17:30
Chiostro della Chiesa di San Pietro, Belluno – mappa
Biglietti: Interi € 20 / Soci € 15 / Studenti € 2

Coro del Friuli Venezia Giulia
Cristiano Dell’Oste, maestro concertatore
Massimo Raccanelli, violoncello
Giulio De Nardo, organo
Daniele Carnio, contrabbasso

PROGRAMMA:

Johann Sebastian Bach (1685 – 1750)
Sei Mottetti:
Lobet den Herrn alle Heiden BWV 230
Fürchte dich nicht, ich bin bei dir BWV 228
Jesu, meine Freude BWV 227
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Komm, Jesu, komm BWV 229
Der Geist hilft unser Schwachheit BWV 226
Singet dem Herrn ein neues Lied BWV 225

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Informazioni, biglietti e prevendita:
Per informazioni, prevendita biglietti e rinnovo tessere associative:
Agenzia ALPE BELLUNESE – Belluno – Piazza Martiri, 2/A – tel./fax 0437 940407, oppure nella sede del concerto, mezz’ora prima del suo inizio.

Tessere: Soci ordinari Interi € 50 / Famigliari € 30 / Ridotti € 25
Soci nuova iscrizione € 40 / Soci sostenitori a partire da € 50
Si prega di esibire la tessera all’atto dell’acquisto del biglietto.
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Con la collaborazione di:

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L’instancabile attività compositiva che Johann Sebastian Bach dedicò alla Kirchenmusik, ossia all’ornamento musicale della liturgia ordinaria e straordinaria, è rappresentata in grande parte dalle sue circa duecentocinquanta cantate giunte sino a noi: un insieme organico e unitario distribuito nei cicli dell’anno liturgico, ma anche un terreno di incessante sperimentazione di stile compositivo e di concertazione, un rigoglioso giardino di bellezze. Grande parte della produzione vocale sacra derivò dal gravoso ruolo di Cantor che Bach rivestì nella Scuola di San Tommaso di Lipsia dal 1723 alla morte. Accanto a quell’immane monumento sta un corpus esiguo, ma di altissima concezione, di composizioni vocali polifoniche: sette mottetti, oggi identificati dai numeri di catalogo BWV 225-230 e 118, dei quali l’ultimo era stato collocato tra le cantate, benché sia di fatto un mottetto concertato con strumenti. Nei primi sei, l’apporto degli strumenti, benché non indispensabile e solo in un caso confermato in una fonte autografa, si concreta nel solo basso continuo, dunque nel mero accompagnamento della polifonia vocale, sebbene fossero in quel tempo possibili raddoppi strumentali delle parti vocali.

Con i suoi mottetti Bach si inserisce nel solco di un’antica tradizione, della quale coglie elementi stilistici e funzione liturgica. I mottetti svolgevano in quel tempo il ruolo di introito nei servizi liturgici o potevano trovare collocazione in occasioni straordinarie, quali riti funebri o commemorazioni. Per la loro esecuzione si attingeva spesso a repertori già consolidati e tradizionali, per cui Bach scrisse mottetti solo per occasioni speciali e spesso funebri, sebbene solo in un caso (BWV 226) ne sia esplicitato il contesto, ossia la morte del rettore della Thomasschule Johann Heinrich Ernesti (1729). Per la liturgia corrente preferì aderire al nuovo genere del ‛concerto spirituale’, ossia della cantata, come abbiamo rilevato. Gli organici vocali dei quali solitamente Bach poteva avvalersi (un gruppo di 12-16 cantori selezionati tra gli studenti della scuola, di età compresa tra i 12 e i 23 anni) dovevano essere più ricchi nelle occasioni straordinarie, e ciò dovette suggerire il ricorso a una scrittura a 8 voci a doppio coro (in quattro mottetti, BWV 225-226 e 228-229) e a 5 voci (BWV 227). Ma con tali assetti vocali egli faceva anche appello a una tradizione di repertorio tedesco, che potremmo far risalire alla forte influenza che il modello della policoralità veneziana aveva esercitato in quelle terre sin dall’epoca di Giovanni Gabrieli e dei suoi allievi transalpini. Tradizionale è anche la scelta dei testi, perlopiù costituiti da un accostamento sapiente di passi biblici e di corali, e in un solo caso da nuove creazioni poetico-spirituali (BWV 229).

La datazione dei mottetti non concertati è fatta in genere risalire agli anni 1723-1729, e il loro carattere risulta adeguato alle circostanze reali o presunte di composizione: gioioso in Singet dem Herrn e Lobet den Herrn e funebre o commemorativo negli altri casi. In ogni pagina Bach legge e amplifica in musica la parola nelle sue componenti fonetiche e semantiche, in modo che suono e significato coincidano appieno, come aveva stabilito la tradizione millenaria del canto cristiano nella sua essenza di preghiera cantata. Basti osservare l’enfatica sottolineatura musicale di alcune parole, quali «Reigen» («danze») in Singet dem Herrn, ove Bach pone un lunghissimo melisma (un esteso numero di note diverse su un’unica sillaba), quasi a tracciare in partitura le rapide movenze di una danza gioiosa. Oppure, nello stesso mottetto e in Lobet den Herrn, le vivaci fughe a sottolineare i giubilanti Alleluja finali. Va rimarcato che nello scrivere fugato o a rigorosa imitazione (anche nella sezione mediana del mottetto Fürchte dich nicht), Bach ricorre ai due «cori unisoni», unendo le voci degli stessi registri dei due cori e dunque utilizzando una più controllabile scrittura a 4 voci.

Ma la corrispondenza tra testo e musica si esercita anche su un più ampio piano di organizzazione retorica e di articolazione formale. Basti scorrere le quattro sezioni in cui si articola il mottetto Singet dem Herrn, identificate da quattro diverse scelte testuali corrispondenti a quattro generi di scrittura musicale:
passi del Salmo 149 – florida scrittura contrappuntistica con i due cori uniti;
nuovo testo poetico associato a testo di corale – agile trattamento di brevi sezioni di contrappunto intonate dal primo coro, dialoganti con porzioni del più composto corale armonizzato del secondo coro;
versetto del Salmo 150 – florida scrittura contrappuntistica a cori ‛spezzati’, ossia alternati;
altro versetto del Salmo 150 – una fuga a «cori unisoni».

Simile varietà caratterizza gli altri mottetti. Der Geist hilft si sviluppa in tre parti, e alterna cori spezzati, una fuga, un mottetto dal severo contrappunto e un corale a 4 voci che, come accade nelle cantate e nei mottetti Jesu Meine Freude e Komm, Jesu komm (qui indicato da Bach come aria), conclude e sigilla la composizione.

Ma il mottetto più esteso e articolato è Jesu meine Freude, in 11 movimenti. Si è ipotizzato che l’alternanza di organico (4 o 5 voci) nelle diverse sezioni sia il frutto di un assemblaggio di parti composte in momenti diversi. Il risultato è in ogni caso un’architettura complessa e comunque coerente e ispirata a criteri di simmetria: il primo e l’ultimo movimento sono fra loro uguali, secondo e decimo fanno ricorso al medesimo materiale tematico (la decima è forse frutto di elaborazione della seconda), terza e settima sono corali più elaborati, quarta e ottava sono mottetti a 3 voci, la sezione centrale (sesta) è una fuga a 5 voci. Quinto e nono sono invece elaborati con modalità e caratteri del tutto peculiari. Il primo, il cui testo fa riferimento alla capacità dell’uomo di affrontare con forza il peccato, la morte e ogni paura grazie alla protezione del Signore, ha toni accesi e tragici e un uso drammatico delle pause, dei silenzi. Ciò accade anche nelle toccanti invocazioni iniziali («Komm») del mottetto Komm, Jesu komm, ove la potenza declamatoria e il suono veemente degli accordi corali prende vigore dal silenzio che segue. La nona sezione è una sorta di soave Wiegenlied, di ninna nanna nella quale si dispiega la serenità dell’uomo nei confronti della vita mondana, del peccato, della vanagloria, insomma della vita iniqua alla quale è augurata una buonanotte. Le due linee di soprano incrociano dolci armonie eufoniche su un basso passeggiato affidato a una linea quasi strumentale di tenore: su questo ordito si libra la parte di alto, che intona ancora una volta la distesa melodia del corale.
(Paolo Da Col)

Il Coro del Friuli Venezia Giulia è nato nel 2001 e da allora ha effettuato oltre 300 produzioni tra prime assolute e concerti tenuti in tutta Italia ed Europa. Caratterizzato dalla gestione modulare del suo organico, il complesso può trasformarsi dal piccolo ensemble atto a interpretare meglio il repertorio rinascimentale e barocco fino ad arrivare al grande coro sinfonico. Collabora con rinomati interpreti della musica antica, classica, contemporanea, jazz, pop e numerose orchestre europee: la Capella Savaria in Ungheria, i Solamente Naturali di Bratislava, la Venice Baroque Orchestra per la musica antica, l’Orchestra della Radio Televisione Serba, l’Orchestra della Radio Televisione e la Philarmonia di Ljubljana, la Junge Philarmonie Wien, l’Orchestra Toscanini di Parma, l’ Orchestra di Padova e del Veneto, l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e molte altre per il repertorio sinfonico. Oltre ad una ragguardevole attività in Friuli Venezia Giulia, è stato ospite dei più prestigiosi Festival e delle Stagioni concertistiche, tra cui spicca il Festival Monteverdi di Cremona, il Teatro Comunale di Modena, Musica e Poesia a S. Maurizio di Milano, Soli Deo Gloria di Reggio Emilia, Emilia Romagna Festival, Musikverein di Klagenfurt, Stadttheater di Klagenfurt, Wien Musikwoche, Lubjana Festival, Festival Dino Ciani, Mittelfest, Ravenna Festival, Festival Mi.To.

Uno dei progetti più ambiziosi del coro è quello di eseguire, nel corso degli anni, tutte le oltre 200 Cantate Sacre di J. S. Bach e grande risalto ha avuto nella Pasqua del 2012 l’esecuzione a Udine, in tre giorni consecutivi, della Passione secondo Giovanni, della Passione secondo Matteo e della Messa in si minore.

È stato diretto da oltre settanta direttori tra cui spiccano i nomi di Riccardo Muti, Gustav Leonhardt, Ton Koopman, Andrea Marcon, Filippo Maria Bressan, Luis Bacalov, Bruno Aprea, Marco Angius, George Pehlivanian, Uros Lajovic. Significative le collaborazioni per la musica leggera con Andrea Bocelli e Tosca, i concerti etnici con artisti del calibro di J. Gasparyan, le performance jazz con M. Stockhausen, E. Rava, J. Surman, Kenny Weehler, J. Taylor, Glauco Venier, con i quali ha spesso proposto opere in prima assoluta. Nel 2016 ha cominciato una felice collaborazione con il celebre violoncellista Mario Brunello. Il Coro del Friuli Venezia Giulia fin dalla sua fondazione è preparato da Cristiano Dell’Oste.
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